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Carovigno la storia, le origini della città

La storia e le origini della città di Carovigno si perdono, come spesso in questi casi nella notte dei tempi. Distrutta e sottomessa definitivamente dai Tarantini nel 473 a.C. A Carovigno, venne creato un piccolo porto sul suo litorale. A condividere la stessa sorte della città di Carovigno ci fu anche la città di Brindisi, poco più a sud. Anche questa venne sottomessa temporaneamente e la sua sfera di influenza ridotta alla sola cinta muraria.

L’egemonia di Taranto durò dal 473 al 400 a.C., comprendendo tutta l’area jonico adriatica e la Calabria, le cui polis fornivano reparti di fanteria all’esercito tarantino. C’è da credere che, la stessa moneta urbica federale forse coniata proprio a Carovigno. Al tempo della guerra italica infatti, le monete recavano la dicitura CARB-BRUN (Carovigno-Brindisi). Questo a dimostrazione che la città aveva un ruolo subalterno rispetto a Brindisi e l’effigie di Taras, figlio di Nettuno ribadisce la sottomissione a Taranto.

Durante la guerra fra Taranto e Roma, Brindisi e il porto di Carvinia (Carovigno), fungono da riva d’approdo delle truppe di Pirro, giunto in aiuto della potente città ionica. Dopo alcune vittorie, i tarantini dovettero però arrendersi alla superiore organizzazione militare romana e finirono nella sfera d’influenza dell’Urbe.

Durante la Seconda guerra punica, Taranto passò dalla parte di Annibale, fomentando la rivolta in tutta quella che era stata la Magna Grecia, ma questo non servì a cambiare le sorti del conflitto.

Carovigno al tempo dei Romani

Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la villetta di contadini oggi nota come Carovigno venne incorporata nei territori di Ostuni: Bizantini e Goti se ne contesero alternativamente il possesso. Successivamente, in epoca più recente, si susseguirono i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi e poi i Veneziani, gli Spagnoli, gli Austriaci ed i Borboni.

I segni del feudalesimo sono magistralmente rappresentati dal Castello di Carovigno. La fortezza venne costruita nel sec. XV dagli Orsini-Del Balzo a difesa dalle incursioni dei Turchi e dalle scorrerie dei pirati. Un’altra attestazione del feudalesimo si può riscontrare dai resti delle mura innestate sulla più antica muraglia messapica.

Molti sono i feudatari che hanno preso possesso del territorio di Carovigno tanti anche senza risiedervi: da Adamo Trambay, dispotico e crudele, a Carlo de Carvigna. Gli Orsini, i Loffredo, Caputo, Serra, Costaguti, dai Granafei agli Imperiali ed infine ai Dentice di Frasso.

Carovigno agli inizi dell’800

Nel 1817 era viva e presente in Carovigno una “vendita” carbonara, che teneva le sue adunanze segrete nei locali offerti all’uopo da Francesco Trisolini.

Una menzione a parte merita Salvatore Morelli, personaggio di spicco e di notevolissima importanza a livello nazionale. Salvatore Morelli, Carovignese, nella metà dell’ 800 venne perseguitato fino al compimento dell’unità d’Italia, perché nemico acerrimo del regime borbonico cui dette battaglia con l’azione e con gli scritti che apparivano su Il Dittatore, il periodico da lui diretto. Pioniere nella lotta per i diritti delle donne, Salvatore Morelli è stato certamente tra i personaggi più illustri di Carovigno.

Carovigno e la N’zegna: tradizione e folclore

Tradizione centenaria di Carovigno è quella della N’zegna. L’antica legenda legata al ritrovamento da parte di un pastore, di un ritratto di una Madonna, all’interno della grotta del Belvedere. Il pastore incominciò a suonare il suo flauto ed a sventolare il suo fazzoletto multicolore per manifestare la sua gioia. Quel fazzoletto oggi rivive nella tradizionale battitura della N’zegna che si può ammirare e rivivere durante le feste pasquali. Due battitori volteggiano in aria le loro bandiere al cospetto della Madonna (di Belvedere) dell’omonimo santuario e da più di 60 anni, gli sbandieratori, impreziosiscono questa manifestazione, unica nel suo genere.